Il sentimento asociale-Centotredicesimo giorno

scritto da A. Allegretti
Scritto 9 giorni fa • Pubblicato 8 ore fa • Revisionato 8 ore fa
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Prima lettera di un racconto epistolare. Una mansarda, due corrispondenti e un uomo che ha scelto di sottrarsi al mondo
- Nota dell'autore A. Allegretti

Testo: Il sentimento asociale-Centotredicesimo giorno
di A. Allegretti

Mio caro,

ti scrivo nel centotredicesimo giorno di permanenza in mansarda. Comincia a fare molto freddo. Ho tirato fuori le coperte di lana recuperate l’ultimo giorno e ne tengo una sulle spalle mentre scrivo. Per voltare pagina devo scoprirmi il polso; mi sorprendo ogni volta a rimandare.

Nella lettera di dodici giorni fa ti avevo accennato alla risposta di Zurick. Sono tornato a leggerla stamattina. Parla di una «convinzione a contenuto somatico» e ritiene necessario valutare una «possibile elaborazione delirante». Si riferisce alla mia allergia, naturalmente. Non mette in dubbio il prurito né le lesioni che gli ho descritto. Contesta il rapporto che ho stabilito fra quei sintomi e la vicinanza dei miei simili.

Prima di chiudermi qui avevo chiazze rosse sul collo, sul petto, nell’incavo dei gomiti. Mi grattavo anche durante le lezioni. Una volta mi accorsi che gli studenti guardavano la piccola macchia di sangue sul polsino e persi il filo del discorso. Non ricordo che cosa stessi spiegando. Ricordo benissimo quel polsino.

Ora le chiazze sono scomparse. Dormo. Riesco a leggere per ore senza dovermi strappare la pelle.

Sono allergico al bipede umanoide. Questo è certo.

Zurick sostiene che il sollievo non dimostri la correttezza della mia spiegazione. Secondo lui, sottraendomi a ciò che temo, avrei rafforzato il bisogno di evitarlo. Aggiunge che l’isolamento prolungato potrebbe rendere sempre più difficile tollerare gli incontri e correggere le mie interpretazioni attraverso il confronto. La guarigione, nella sua lettera, diventa così un ulteriore motivo di preoccupazione.

Capirai quanto sia difficile rispondergli: se soffro, devo farmi curare; se smetto di soffrire, devo diffidare del miglioramento.

Ha chiamato in causa anche Adler. Conosce la considerazione che ne ho e sa dove colpire. Scrive che sto costruendo una «logica privata» capace di giustificare ogni nuova rinuncia. Teme che il ritiro mi allontani dalla cooperazione e finisca per impoverire quel sentimento sociale al quale sostengo di essere tanto legato.

Su quest’ultimo punto mi sono fermato a lungo.

Io quel sentimento lo provavo ancora quando tornavo a casa incapace di cenare. Mi rimanevano addosso certe conversazioni, il modo tranquillo in cui una persona raccontava di averne umiliata un’altra, l’ammirazione che subito si raccoglieva intorno al vincitore. Provavo a intervenire e mi sentivo rispondere che ero troppo sensibile. Poi si riprendeva a mangiare.

Avrei voluto chiedere a Zurick quanta cooperazione riconoscesse in tutto questo. Quanto sentimento sociale ci fosse nell’abitudine di valutare un uomo per ciò che rende, una foresta per ciò che se ne può ricavare, un animale per il prezzo della sua carne. Ma conosco già la sua obiezione: gli direi che cosa fanno gli altri, mentre lui mi sta chiedendo conto di ciò che faccio io.

Ebbene, per il momento resto qui.

Non pretendo che tu condivida ogni passaggio del mio ragionamento. Vorrei però che lo esaminassi prima di decidere, insieme a Zurick, che non sono più in grado di ragionare.

La pelle, almeno, ha smesso di farmi male.

Il sentimento asociale-Centotredicesimo giorno testo di A. Allegretti
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